Raffaele Stancanelli incoraggia Pogliese, bacchetta Conte e spiega il no al Mes

Dopo ogni disastro, naturale o socio-economico, c’è sempre stato un “rinascimento” in Italia. Un momento in cui si riprendono le fila e si ricomincia a costruire partendo da quanto è rimasto. Così è stato per la città di Catania dopo il terremoto del 1908 di Messina, che da lì è riuscita a diventare la città più intraprendente della Sicilia. Anche dopo l’emergenza Coronavirus, specialmente nell’isola diventata ormai più emergenza economica che sanitaria, è necessario avere una prospettiva chiara e che faccia da guida nel ridare speranza al territorio. Ma nell’affrontare la ripresa economica, da dove si deve partire? L’europarlamentare, nonché ex sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli sostiene che il primo passo sia l’immissione di grande liquidità sul mercato e lo sblocco di tutti quei soldi messi a disposizione per i finanziamenti delle opere pubbliche, che ad oggi risultano ancora bloccate: “In Italia, si parla di 70-80 miliardi di opere cantierabili che non ripartono. Immettendo liquidità e facendo lavorare la gente, aumentano i consumi e quindi riparte il PIL. Questo si sposa con la semplificazione amministrativa. Dieci giorni fa, l’assemblea regionale ha infatti approvato una norma che semplifica le procedure e, qualora fosse fatta bene, potrebbe diventare un fatto positivo. Se i finanziamenti europei strutturali, che non hanno più bisogno del cofinanziamento regionale o nazionale a seguito della pandemia, venissero spesi immediatamente allora sarebbe una prima boccata d’ossigeno per l’economia siciliana.

Ma in un momento di grande crisi come quello che si sta vivendo, è anche necessario rimanere uniti. E Fratelli d’Italia, di cui l’europarlamentare Stancanelli fa parte, è stato tra quei partiti che ha cercato di avere maggior dialogo e collaborazione con il governo del premier Conte. Una situazione straordinaria, che richiedeva uno straordinario impegno da parte di tutte le forze politiche. Fratelli d’Italia, così come le altre opposizioni, ha dunque votato ciò che era necessario votare, come ad esempio lo scostamento di bilancio: un passo fondamentale per poter garantire quegli interventi economici straordinari a sostegno degli italiani in difficoltà, molti dei quali ancora attendono la cassa integrazione in deroga e non solo. C’era dunque l’unità d’intenti di fronte ad un evento straordinario come l’emergenza Coronavirus, ma c’era invece la volontà di dialogo? Raffaele Stancanelli sostiene che “da parte della maggioranza non c’è stata voglia di dialogo su come le somme andavano spese e impiegate. E nel momento in cui si è venuta a creare una discrasia tra le rassicuranti dichiarazioni che il premier Conte ha fatto negli ultimi quattro mesi e le azioni che ne sono conseguite, è chiaro che si crea sfiducia negli italiani. Questo può portare ad un pessimismo concreto, e per questo vorrei che si dessero una mossa perché non vedo prospettive da questo punto di vista. Il governo è debole, la maggioranza non ha una visione su come superare la crisi e dopo dieci giorni di convegno, il premier Conte rimanda tutto a settembre.

Spostandosi proprio sullo scenario europeo, si dibatte ancora sulla realizzazione o meno del Mes (Meccanismo europeo di stabilità). L’Italia cerca di capire se attingervi o meno, e l’indecisione delle forze politiche di certo non aiuta in un momento come questo. Dal canto suo, Fratelli d’Italia ha una posizione chiara, corrispondente a quanto sostiene anche l’europarlamentare Stancanelli: “In sede di Parlamento Europeo, abbiamo votato a favore del Recovery Fund. Ma abbiamo votato a favore del principio, ancora non sappiamo come saranno dati questi soldi. La polemica si è spostata poi sul Mes che, essendo un trattato internazionale, per essere modificato ha bisogno dell’accordo dei 19 contraenti. Questo trattato prevede però non solo condizionalità all’ingresso, per cui i paesi si impegnano a spendere i fondi per la sanità (all’Italia toccherebbero 36 miliardi di Euro), ma anche una sorveglianza rafforzata da parte della Commissione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea. Il Mes prevede quindi che in qualsiasi momento la BCE possa intervenire non a tutela del prestito, ma per decidere quali interventi l’Italia deve prendere per aggiustare i conti italiani. Basterebbe un solo paese che dicesse che non gli sta bene quanto sta facendo l’Italia per andare a rivedere il rapporto, e si entrerebbe nelle fauci di un organismo dove non diciamo la nostra. Ecco perché siamo contrari al Mes.

Da Sicrapress

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