Caos Catania: e se la colpa non fosse soltanto di Camplone?

Il 13 luglio scorso, a Torre del Grifo, era stato presentato come uno dei discepoli di Galeone. A distanza di soli tre mesi non è più l’allenatore del Catania.
Andrea Camplone è stato infatti sollevato dal suo incarico dopo la pesantissima disfatta rimediata a Vibo Valentia (5 reti sul groppone), una decisione arrivata dopo il diniego di dimettersi. L’ufficialità è stata sugellata dopo un lungo e poco amicale incontro col direttore generale Lo Monaco a Torre del Grifo.
Eppure l’allenatore pescarese avrebbe dovuto rivoluzionare tutto. Avrebbe dovuto far dimenticare la stagione passata, l’ennesima annata fallimentare in cui il Catania ha visto sfumare il suo obiettivo. Ecco, Camplone era stato scelto proprio per portare il Catania in Serie B. Ma la sua esperienza è terminata ancora prima di iniziare.
Quali le cause di questa situazione? Al di là del fatto che la squadra, in fretta e furia, sia stata affidata al catanese Orazio Russo per traghettarla a Cristiano Lucarelli, già approdato questa mattina alle pendici dell’Etna (la società dunque torna indietro sui suoi passi), a questo punto ci si chiede: l’andamento oscillante e incostante del Catania è davvero solo colpa di Camplone? Perché guardando al recente passato (quinta stagione in Serie C e quarta gestita da Lo Monaco), troppi allenatori (poco meno di 10) sono stati sacrificati sull’altare dei risultati non raggiunti.
In realtà, il clima attorno al Catania da qualche tempo non è proprio ideale. E lo conferma anche la storia degli ultimi tre mesi. Camplone è arrivato nel momento della nuova ricostruzione, della nuova rivoluzione tecnica e tattica: a luglio la società faceva i conti con la mancata promozione, senza mai staccare gli occhi dalle questioni economiche alle quali lo stesso Lo Monaco ha dovuto in parte rimediare. E in tutto ciò sono arrivate apertamente le contestazioni dei tifosi, gli scioperi in piazza Spedini e persino al Village, in cui si è chiesto un cambio dirigenziale oltre che le dimissioni dello stesso direttore generale. Tifosi tutt’altro che rasserenati ancora oggi (nonostante le parole di Pulvirenti), pronti a disertare il Massimino.
Per non parlare del fulmine a ciel sereno con il caso Biagianti-Bucolo-Marchese, estromessi dalla rosa, sottratti per oltre un mese al tecnico in attesa di un deferimento che non è mai arrivato. Nessuno sa cosa sia accaduto nello spogliatoio dopo la disfatta di Potenza: le voci sono state le più sparute e alla fine sono state decisive le prese di posizione di Andrea Mazzarani, dell’allenatore e infine del presidente Pulvirenti, che di fatto hanno sconfessato l’operato del direttore generale.
E’ evidente, alla fine della fiera, che Camplone è entrato in confusione, sbagliando spesso formazione e scelte tattiche. Specchio di una realtà, quella del Catania, dove nell’ultimo periodo si è parlato di troppe questioni extracalcio. Però, come diceva Harvey Dent ne Il Cavaliere Oscuro, “O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”…

da Sicrapress

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