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Il 26 Giugno 2014, dopo oltre 26 anni di reclusione, scontati per aver commesso ben quattro omicidi ed un duplice omicidio, Navarria Carmelo Aldo, fedelissimo “proconsole” alla corte del famigerato “malpassotu”, esce dalla casa di reclusione di Tempio Pausania per ritornare nel luogo di origine, nella città di Belpasso.

Qui i Carabinieri lo prendono in consegna e lo sottopongono a libertà vigilata.

Da ricordare che il Navarria durante la sua detenzione, ha continuato a far parte dell’associazione mafiosa, non solo fino al momento del suo arresto, ma anche nel corso del giudizio, della conseguente carcerazione e del suo ritorno in libertà. Tale asserto trova riscontro nell’attività investigativa dei Carabinieri “Araba Fenice”.

U malpassotu, approfittando del suo rientro, continua a esercitare le sue imposizioni e a controllare il suo territorio esattamente come faceva prima.

Il mattino del nove aprile 2015, la moglie di RENATO, si presentava dai carabinieri e con tono accorato formalizzando la denuncia di scomparsa del marito, dell’imprenditore agrumicolo paternese, del quale non aveva più notizie già dal giorno prima.

Diceva che aveva appreso dal suocero che RENATO si sarebbe recato a Belpasso al fine di incontrare delle persone. Da qui la grande preoccupazione della famiglia, Renato voleva incontrarsi con Navarria, deciso a ribellarsi a quella imposizione che lo opprimeva  danneggiando la sua famiglia e la sua attività.

Renato trovò lì non uomini, ma esseri di una crudeltà e di una violenza inaudita, pensavano, questo ci ha già denunciati, per questo infierirono su di lui, venne flagellato all’interno di un casolare, lo uccisero, il suo corpo venne poi dato  brutalmente e senza alcun barlume di pietà alle fiamme sotto una montagna di pneumatici. Mandante ed esecutore, assieme ad altri quattro complici, fu il boss mafioso Aldo Carmelo Navarria.

Rosanna moglie di Renato lo ricorda così, con una lettera aperta e recitata in occasione della posa di una stele:

“Ricordo come se fosse ieri quel giorno, l’8 aprile 2015. Non ho mai avuto il coraggio di parlare, ho sempre inghiottito lacrime e dolore, nascondendo bene lo strazio di una moglie a cui hanno ucciso il marito e il suo lavoro e la legalità.

Renato era tutto per me e per i miei figli. A loro hanno tolto la felicità di avere accanto un padre che adoravano, un padre esemplare. A distanza di undici anni da quel giorno, i miei figli non hanno mai smesso di soffrire; anzi, il dolore oggi, gravato anche dalla rabbia contro i mostri che hanno ucciso il padre, è ancora più forte del passato. So solo che abbiamo il cuore spezzato, la notte non si riesce più a dormire tra ansie e paure, un trauma così forte che non potremo mai dimenticare!

Ho visto le lacrime di mio suocero, per aver perso in maniera così violenta e assurda suo foglio, il dolore di tutta la famiglia ci ha lasciato senza parole.

“Sono dei mostri” Ormai nulla è più lo stesso!

Mi hanno distrutto la famiglia lasciando un vuoto incolmabile, ho dovuto fare da padre e da madre e non è semplice. L’assenza di Renato ha provocato un immenso dolore nei miei figli. Mio marito non doveva fare questa fine, non meritava tutto quello che ha subito. Lui amava la sua famiglia e voleva liberarsi da quei parassiti che gli chiedevano il pizzo. Nonostante il dolore, a gran voce, diciamo che siamo orgogliosi dell’uomo che era, del coraggio dimostrato nel non volersi piegare all’illegalità.

Griderò sempre che vogliamo sia fatta giustizia.

Quanto ottenuto fino ad oggi non basta. Non vi fate prendere in giro, chi  si è pentito è un mostro, per lui non ci potrà mai essere un perdono ma occorrerebbe una pena esemplare. Questi mostri non sono degni di vivere.

“Grazie allo Stato”, alla Magistratura, ai Carabinieri all’associazione Libera Impresa onlus, che ci hanno sempre sostenuto per potere arrivare agli assassini di mio marito. Questo è il luogo indicato dai pentiti, qui dove lo hanno fatto sparire, volevano cancellarne l’esistenza, come se fosse niente, ma era un Uomo, un Marito, un Padre.

Renato non è morto! Renato VIVE. Renato vive in me, nei suoi figli e in quanti lo hanno amato e non dimenticato…Renato vive in quanti continueranno a raccontare la sua storia, in quanti a lui si ispireranno per combattere la mafia…Renato vive in quegli uomini dello Stato che lottano per la legalità e contro il malaffare… Renato noi non ti dimenticheremo mai e questa stele è un nuovo inizio per tutti noi.

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