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Se la politica fosse un mare, Giarre oggi navigherebbe in acque agitate su una nave che imbarca acqua da ogni lato. Al timone siede il sindaco Leo Cantarella: un uomo la cui onestà intellettuale è raramente messa in discussione, ma che oggi appare drammaticamente privo di quel “polso” necessario per governare una città complessa e sull’orlo del baratro.

Il quadro che emerge non è solo quello di una crisi amministrativa, ma di un vero e proprio naufragio politico che rischia di trascinare con sé l’intera città verso l’appuntamento elettorale del prossimo anno.

La coalizione che sostiene Cantarella somiglia sempre più a un mosaico sbeccato. Una “maggioranza sfilacciata” dove l’opportunismo sembra aver preso il posto della progettualità. All’interno della Giunta, il clima non è migliore: Antonella Santonoceto: resta in sella nonostante l’assenza di un reale supporto politico. Leo Patanè, mancato vice sindaco resta abbarbicato alla poltrona. L’ex candidato sfidante di Cantarella ha pure smesso di postare foto e notizie, consapevole di essere poi smentito dalla realtà. A cominciare dalla disastrosa gestione della polizia locale.

Assessori “Fantasma” di una Giunta inesistente e inconcludente che sembrano aver smarrito l’identità amministrativa per inseguire obiettivi di pura sopravvivenza personale. La Ragioniera Generale Alfina Marino, vera “pilota” di questa nave in avaria, ha lanciato l’allarme rosso proprio in questi giorni, richiedendo report urgenti a ogni settore dell’Ente per mappare un debito che appare sempre più mastodontico. Senza un quadro delineato, il rischio di un secondo dissesto finanziario non è più un’ipotesi remota, ma una prospettiva concreta.

I riflessi di questo cortocircuito istituzionale legato anche alla presenza di figure con ruoli apicali che lavorano a tempo, sono visibili a occhio nudo. Con refluenze sull’ordinario. La città è precipitata in un caos che ne ha mutato i connotati. L’apparato gestionale fa acqua da tutte le parti. Non c’è una visione. Un progetto. E il sindaco che dovrebbe svolgere un ruolo da cerniera non riesce a fare sintesi. Ad imporsi. A dettare le regole.

Da tre anni la città è senza strisce blu, senza un corpo di polizia locale, con tutti i semafori guasti, decine di impianti di illuminazione in avaria, segnaletica sbiadita, parcheggi selvaggi e traffico incontrollato. Incompiute condannate a rimanere tali come il teatro, il centro sociale. E in prospettiva rischi concreti in assenza di bandi gestionali per il rivitalizzato asilo intercomunale di Macchia e lo stadio di atletica.

E poi le carenze più evidenti che smuovono i buoni sentimenti: le buche sulle strade che mettono in pericolo pedoni e automobilisti. Insomma un quadro allarmante. Quasi catastrofico. Su tutti i fronti. Ora più che mai è richiesto un cambio di passo. Prima che tutto precipiti. Prima che tutto sia finito.

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