Dopo sette mesi di accurati lavori di restauro, sono stati ufficialmente riconsegnati oggi alla Chiesa di San Leonardo a Mascali e alla Chiesa di San Francesco di Paola a Linguaglossa i preziosi parati sacri, testimonianza dell’arte tessile e della devozione del territorio jonico-etneo.
L’intervento di recupero è stato realizzato sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania, con la direzione dei lavori affidata all’architetto Roberta Carchiolo.

L’operazione è stata resa possibile grazie al finanziamento dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, guidato dall’Assessore Francesco Scarpinato. A seguito dell’istruttoria tecnica della Soprintendenza etnea, che ha evidenziato la necessità di preservare questi manufatti (nello specifico 10 parati della chiesa mascalese e 4 di quella linguaglossese), l’Assessorato ha stanziato un importo complessivo di € 32.720,00.

Soddisfazione è stata espressa da Alberto Cardillo, Capo di Gabinetto dell’Assessorato regionale, che ha sottolineato l’importanza strategica di questo recupero.
“Con la guida di Francesco Scarpinato l’Assessorato dei Beni Culturali e la Soprintendenza di Catania riaffermano l’impegno della Regione Siciliana per la tutela e la promozione del nostro vasto patrimonio culturale – dichiara Cardillo –. In modo particolare, il restauro di questi parati di Mascali e Linguaglossa rappresenta un intervento cruciale per la conservazione dell’identità culturale del territorio jonico-etneo”.

I parati, tornati al loro antico splendore, raccontano una storia affascinante che affonda le radici tra il XVII e il XIX secolo. “È importante rilevare – spiega ancora Cardillo – che il godere della bellezza e la volontà ancora barocca di stupire nel corso delle solenni liturgie si associano qui alla straordinaria competenza di artisti-artigiani del tessile. Questi maestri sapevano trasferire nei filati vegetali il valore del ‘ri-creare’ la materia, impreziosendola con filati in oro e argento, pietre semipreziose e oro lamellare, come richiesto dai munifici committenti dell’epoca”.
Dall’esame tecnico dei manufatti è emerso un legame profondo con l’economia storica del luogo: “È stato possibile risalire alla loro provenienza da laboratori siciliani, in particolare del territorio jonico, che fino agli inizi del XX secolo vantava fiorenti imprese per la produzione della seta e la coltivazione del baco” aggiunge il Capo di Gabinetto.

Guardando al futuro, l’obiettivo è rendere questo tesoro fruibile a tutti: “In prospettiva bisognerà lavorare anche per l’esposizione di questo grande patrimonio di storia ed identità locale”, conclude Cardillo, che ha voluto rivolgere un ringraziamento particolare all’Arch. Carmela Cappa e a Leonardo Vaccaro per il contributo e l’impegno pluriennale nella valorizzazione del patrimonio culturale mascalese.
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