Non c’è pace per i conti del Comune di Giarre. L’anno nuovo si apre con una tegola pesante che rischia di rallentare la delicata macchina amministrativa in una fase storica cruciale: il post-dissesto. Il Comune si ritrova, improvvisamente, per la seconda volta in pochi mesi, senza la figura del Ragioniere Generale.
A determinare il vuoto nell’organico è stata la decisione unilaterale della Giunta comunale di Aci Sant’Antonio. Con una delibera votata all’unanimità, l’esecutivo acese ha revocato la convenzione che permetteva alla funzionaria Alfina Marino, titolare del settore finanziario ad Aci Sant’Antonio, di prestare servizio a Giarre tramite l’istituto dello “scavalco”.
Una collaborazione che sembrava procedere senza intoppi, ma che è stata interrotta senza alcun preavviso, lasciando l’amministrazione giarrese scoperta in uno degli uffici più nevralgici.
La notizia, comunicata al sindaco Leo Cantarella dal segretario generale Marco Puglisi, ha suscitato profonda irritazione e sconcerto. Al centro della critica non c’è solo il merito della scelta, ma soprattutto il metodo. «Sono stupito e fortemente rammaricato — ha dichiarato Cantarella — soprattutto per la totale assenza di bon ton istituzionale. Interrompere un rapporto di collaborazione così stretto tra due enti senza una preventiva interlocuzione o un minimo preavviso non è ciò che ci si aspetta nei rapporti tra istituzioni».
Il tempismo della revoca è tutt’altro che ideale. Giarre sta attraversando una fase di transizione finanziaria estremamente complessa dopo l’uscita dal dissesto. La gestione ordinaria e straordinaria dei conti richiede una guida tecnica esperta e costante per evitare di scivolare nuovamente in criticità contabili. Senza un ragioniere titolare o un sostituto immediato, il rischio di paralisi amministrativa per atti urgenti e bilanci è concreto.
Per Giarre si tratta dell’ennesima sfida burocratica di un inizio 2026 che si preannuncia tutto in salita. Resta ora da capire come l’amministrazione intenda correre ai ripari per coprire un buco che, al momento, pesa come un macigno sulla stabilità dell’ente.
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