La narrazione della politica giarrese che si prospetta per il futuro prossimo desta profonda inquietudine, lasciando un senso di stordimento per l’evidente carenza di contenuti. Mentre la città è stretta nella morsa di criticità che ne logorano il tessuto sociale ed economico, sembra mancare persino la volontà di un commento serio e costruttivo sulla realtà.
In un momento così delicato, l’attenzione viene pericolosamente distolta dalle vere emorragie contabili e dalle problematiche strutturali. Ciò che lascia “di stucco” è l’orchestra di soggetti che, pur avendo ricoperto ruoli apicali per lunghi anni nell’amministrazione, ora utilizzano determinati canali mediatici nel tentativo di screditare l’operato altrui e, soprattutto, di scrollarsi di dosso le proprie responsabilità. Una strategia che appare trasparente nel suo unico scopo: manipolare la percezione pubblica.
Lo scenario più struggente, tuttavia, è il balletto dei nomi dei potenziali candidati a guidare la città. Nomi che sembrano essere tirati in ballo non per la loro visione o competenza, ma solo per essere bruciati in fretta—ammesso che non fossero già consumati prima ancora di essere enunciati.
Assistiamo all’adulazione e alla chiamata in causa di potenziali “salvatori”—figure spesso esterne o percepite come nuove—nel solo bieco tentativo di distogliere l’attenzione dai reali bisogni della città: la riorganizzazione dei servizi, la tenuta dei conti e la progettualità a lungo termine.
Il rischio, concreto, è che questa strategia del rumore e della distrazione nasconda l’incapacità o la riluttanza della classe dirigente a confrontarsi con l’eredità più pesante: una città in progressiva “demolizione”.
Non sappiamo chi sarà l’erede dell’attuale sindaco. L’unica certezza che sembra emergere da questo scenario politico è che, chiunque sia, corre il forte rischio di essere il continuatore non di una rinascita, ma di un lento e progressivo smantellamento del tessuto cittadino. Giarre merita, e ha urgente bisogno, di un dibattito incentrato sui fatti, i programmi e i numeri, non sul mero gioco di prestigio dei nomi.
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