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Nel porto peschereccio di Riposto gli interventi di messa in sicurezza del muro paraonde rimangono tristemente fermi. Al centro di un mortificante iter burocratico.

I danni causati dalla violenta mareggiata dello scorso gennaio sono ancora ben visibili: un tratto delle pareti in pietra lavica del lungoporto ripostese è gravemente compromesso e la ringhiera risulta pericolosamente divelta.

L’ordinanza della Guardia Costiera con cui è stata interdetta l’area per motivi di sicurezza, a causa dei danni significativi subiti dal porto peschereccio, rimane ancora vigente a distanza di lunghi mesi, in attesa delle necessarie  manutenzioni. La situazione appare ancora più critica se si considera lo stato di completo abbandono in cui versano le due opere finanziate con i fondi del Gac (Gruppo di Azione Costiera), concepite per migliorare le condizioni di lavoro degli operatori e ridurre l’impatto ambientale dello scalo.

In particolare l’isola ecologica, realizzata all’ingresso del bacino portuale, con l’intento di agevolare lo smaltimento dei rifiuti raccolti in mare dai pescatori, non è mai entrata in funzione e ciclicamente ospita cumuli di pattume. 

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