Le 94 associazioni riunite nel Comitato Jonico-Etneo hanno manifestato il proprio forte dissenso contro le recenti decisioni sulla nuova rete ospedaliera approvate dall’Assessorato della Salute e dal Governo regionale. Le associazioni, nate per difendere gli interessi dell’Ospedale Sant’Isidoro di Giarre e della sanità territoriale pubblica, hanno promosso un tavolo di confronto dal titolo eloquente: “Quale sanità per il diritto alla salute. Riflessioni sulle prospettive sanitarie e il diritto alla salute nel territorio jonico Etneo”.
Il dibattito, moderato da Nunziatina Spatafora, ha messo in luce la complessità e le criticità del servizio sanitario locale attraverso l’analisi di figure di primo piano.
Salvo Calì, presidente del centro studi e ricerche sociali e sanitarie, ha snocciolato dati preoccupanti: dal 1978 ad oggi, l’offerta sanitaria ha subito una progressiva riduzione dei posti letto di circa il 60%, la scomparsa della medicina scolastica e la chiusura di numerosi ospedali di zona, tra cui quello di Linguaglossa a partire dal 1999.
La Garante per i diritti delle persone con disabilità del Comune di Giarre ha poi rimarcato le criticità della sanità territoriale, evidenziando la carenza cronica di organico e il dato allarmante della presenza di una sola neuropsichiatra infantile in tutto il distretto di Giarre.
Il coordinatore di CGIL Sanità, Angelo Melita, si è soffermato sugli sprechi legati al Sant’Isidoro: l’ospedale, concepito nel 1975 per ospitare 350 posti letto e costato 48 miliardi delle vecchie lire fino al 1993, è stato aperto solo nel 2002 dopo lunghe proteste, e gli sprechi, a suo dire, sono continuati.
La Posizione del Sindaco
Il sindaco Leo Cantarella ha ammesso i limiti del presidio giarrese, che opera al 50% delle proprie potenzialità. Il primo cittadino ha ribadito la necessità di concordare con il Direttore Generale dell’ASP 3 un “cronoprogramma relativo all’attuazione di quanto previsto nel decreto del 2019”, sollecitando impegni concreti per il futuro dell’ospedale.
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